Ancora Sanson, dramma e botta di culo in pochi minuti!

Amici del triathlon, un altro weekend emozionante per il Finisher Team, con la massiccia partecipazione alla decisamente impegnativa gara di Lavarone che quest’anno si è svolta nuovamente a fine giugno, dopo che l’anno scorso la manifestazione era stata vietata causa concomitante incontro dei Capi di Stato a Riva del Garda (e dire che sono due bei passi fino a Riva…).
Poco dopo l’alba gli irriducibili atleti si sono trovati in piscina, con il naso all’insù in cerca di conforto meteorologico, i nomi sono i soliti, componenti il grosso della comitiva Finisher. Vi erano Gasparotto Carletti Parisotto Parise e il Sanson desideroso di riscatto dopo il terribile collasso di 7 giorni prima. Alcune defezioni dell’ultima ora, come il Vicentini lo Iovenio dolorante ad un arto inferiore o il Sommaggio che probabilmente doveva ancora metabolizzare la cusinada e l’inaspettato ritiro in quel di Bardolino. Al loro posto, quindi sotto mentite spoglie, vi sono Mauro, al suo primo Olimpico, quello che non si scorda mai (se mai se ne esce vivi) ed il Carlssare già abituato a correre al posto della Freccia Partenopea, che raggiungeranno il gruppo direttamente in loco. Lassù vi sono pure il potente Manfrin e le due novità del panorama del triathlon italiano, nonché nuove promesse del Finisher Team: Marenda “i me gà dito che” Gianni e il già campione Gino Valle alla ricerca di un casco. Gianni è ancora dolorante dopo il ruzzolone in bici e l’emozione per il debutto lo ha fatto contare le pecore e mangiare Fiesta invece di riposare. Il presidente invece diserta la manifestazione per godersi lidi lontani. Arrivati a Lavarone fra i primi ci si rende conto subito di come l’aria sia particolarmente frizzante, dopo la tempesta di poche ore prima, mentre l’organizzazione nasconde gli ultimi blocchi di ghiaccio recuperati tra le acque. Muta obbligatoria. Così si decide di provare il percorso ciclistico, dopo una prima sistemazione dell’occorrente. Lasciati Gianni e Gino alle loro peripezie si parte per la prova di quei quindici km circa che sembrano intimorire più d’un triathleta, mentre Chiara e Jennifer cercano un posto poco umido dove accamparsi e Giulio e Nicola ammirano lo specchio d’acqua cercando le pozzanghere ove immergersi i piedi per un pediluvio rigenerante.
In effetti il percorso non è fra i più semplici, a causa dei numerosi strappetti infidi che lo punteggiano, però sembra essere proprio divertente; il fatto di doverlo percorrere tre volte lo renderà più semplice! Finalmente ci si appresta verso la zona cambio, ove si scopre con contrarietà che è una palude: le forti piogge delle ultime ore hanno reso il prato antistante il lago un vero acquitrino e ciò rende difficoltosa la sistemazione delle varie suppellettili accanto la bici, mentre farà uscire diverse imprecazioni durante la gara, a causa del fango presente su ogni cosa. Dopo un’ottima dose di carboidrati sotto forma di insalata di riso coi capperi si può partire. La bagarre in acqua è sempre la stessa comunque vi è solo Gianni che si ferma per litigare con un atleta che gli tirava i piedi “Stame distante o te riva un graton” e ciononostante uscirà dall’acqua fra i primi forte del suo allenamento ormai consolidato. Il paltano in zona cambio è notevole e nelle scarpe entra di tutto, sassi compresi!! Durante il percorso in bici avviene la seconda parte del dramma Sanson, dopo quella di Bardolino. L’atleta sindacalista se ne era andato staccando il Parise già provato dopo pochi km quando è da questi ritrovato in corsia di emergenza e in fase di rallentamento: una foratura sembrava aver messo fine alla sua prestazione. Nuovo dramma per il Sanson? Invece questo presenterà una soluzione positiva, infatti l’incredulo Parise se lo vede arrivare da dietro all’ultimo giro e ne trarrà vantaggio sfruttandone ampiamente la scia venendo così a conoscenza dell’arcano. Il Sanson, fermatosi per la foratura trova un generoso cittadino che addirittura gli dà una ruota nuova e lo fa subitamente ripartire. Roba da squalifica naturalmente, però qui non si fa molto caso a queste inezie e insomma ancora Tutto è bene quel che finisce bene. I due arrivano al lago per l’ultimo cambio e vedono un abbacchiato Gianni che cammina lì a lato, ritiratosi a causa di dolori intercostali dopo le prime due frazioni. Gino risulterà pure ritirato causa crampo durante la frazione podistica, come pure abbandonerà la gara il Carlassare, che così non porterà punti preziosi per lo Iovenio.
I 10 km scarsi Sanson e Parise li fanno sempre appaiati, causa fair play o stanchezza ormai avanzata, tagliando il traguardo dopo 2h 38m 00s di gara, quando ormai erano già arrivati Manfrin con un tempone ( 2h 08m e rotti) Gasparotto con 2h 21m e rotti quindi Carletti e Parisotto che si sono dati battaglia nella frazione podistica (i tempi mancano ancora, grazie Fitri). All’appello mancava solo Mauro, atteso da Nicola e dalla fotoreporter ufficiale Nikon Jessica che si spera abbia avuto la mano ferma (a breve sapremo) e finalmente è giunto annunciato dallo speaker “Arriva Davide Vicentini” dopo neppure 3h di gara. Per la cronaca DeGasperi era arrivato in 1h 58m circa, e si era ormai già fatto la doccia. Trovare il panino con la nutella lì sul banco del ristoro è stato davvero piacevole e insomma si è cercato di recuperare grassi carboidrati e viadicendo con una bella abbuffata.
Poco dopo si cerca di recuperare tra il fango un po’ di cose buttate in giro nella zona cambio e quindi piano piano si lascia Lavarone, mentre il Marenda è lì con il furgone IEMME che sembra non muoversi più. Quattro siracche e decide di abbandonarlo al suo destino. E insomma un altro giorno è andato!

Picktor

  INDIETRO