In occasione del weekend di triathlon a Tarzo, si è svolta una gita sociale nella Marca, per assistere alla competizione degli Elite del sabato e per la gara di domenica. Alle ore 9.00 di sabato mattina si sono trovati gli atleti Sanson Parisotto Capponi e Parise, che con armi e bagagli sono partiti alla volta di Tarzo. Ovviamente la guida Sanson ha optato per la via più lunga. Giunti finalmente a Tarzo si sono portati nel luogo del ritiro pacchi gara, ove una biondina ed una moretta non male li hanno pregati di ripassare sul tardi e li hanno intanto delucidati circa il percorso del giro in bici, che dal profilo altimetrico sembra presentare du picchi sospetti. I laghetti sono veramente ameni e gli atleti elite ormai sono prossimi alla partenza. Vi sono i migliori atleti italiani e qualche straniero, anche un cinese di Hong Kong, tal Lee, mentre tra le ragazze vi è il terzetto olimpico italiano Cortassa Lanze Gemignani, nonché l’affascinate svizzera Chopard Di Marco sulla quale si posano di frequente gli occhi del Capponi. La partenza è con il tuffo, dopo l’appello nome per nome, e non sembra che vadano così forte… però i primi escono dall’acqua dopo 18 minuti circa, e gli ultimi dopo 20 minuti! Nel frattempo si segue anche la partenza della gara femminile che vedrà sempre le tre italiane e la svizzera nelle primissime posizioni. L’arrivo è in leggera salita ed è con stupore che da distante si vede arrivare l’atleta al comando che è proprio lui, Lee il cinese che va a vincere davanti allo svizzero. Gli italiani sono un po’ dietro. Sanson fa un tifo disperato, specie quando arrivano la Cortassa e la Lanza, prima e seconda; Rai Tre riprende tutto senza censura. Finalmente finita la gara si può pensare a mangiare qualcosa visto che ormai sono diverse ore che si sta a digiuno, così ci si ferma alla prima pizzeria utile, dove non hanno birra o cocacola alla spina però almeno la pizza si lascia divorare. Dopo pranzo ci si cambia per andare a provare il percorso in bici, che con la pancia piena è fatto in tranquillità, annotandosi mentalmente le salite presenti, tra cui l’ultima impegnativa rampa dell’Arfanta. Però il percorso è molto bello, tra le colline ricoperte di vigneti e su strade con pochissimo traffico. Finalmente tornati alle auto si può recuperare il pacco gara, che mai come in questa occasione è stato così ricco e ben apprezzato, e quindi ci si incammina per raggiungere la dimora del Sanson gentile ospite di tutta la comitiva, facendo tappa provvidenziale in una macelleria per qualche braciola (la mora vestita di rosso che passa lì fuori fa girare la testa a Parisotto e Capponi che stanno in auto). Minacciose nubi sembrano avvicinarsi. Si fa appena a tempo ad entrare in casa che si scatena una bufera d’altri tempi su casa Sanson che viene praticamente allagata. Tuoni e lampi non destano timore nei nostri atleti che dopo una doccia rigeneratrice iniziano a pensare alla cena. In un attimo è messa su la pasta, PP improvvisa il sugo coi pomodori freschi coltivati e curati dallo stesso Sanson mentre gli altri due cazzeggiano davanti la tv. Quindi il PP passa la caminetto ove accende un bel fuoco per la preparazione della carne alla brace. Il Raboso del prof. Cescon (“Preso con moderazione dà gioia di vivere”) è presto fatto fuori così si passa alla birra artigianale del pacco gara ed al rosso della cantina Sanson. La pasta è tanta, le braciole e le costicine sono belle grasse, il rutto è libero. Verso mezzanotte con passo incerto gli atleti decidono di andare a nanna, ma la notte sarà piuttosto agitata, la temperatura è elevata, la pioggia continua a cadere, qualcuno russa poderosamente, la pancia piena e insomma in un modo o nell’altro si arriva a mattina quando alle 7.00 si mette in moto la macchina organizzativa della spedizione. Il cielo è coperto però sembra promettere bene, l’aria è decisamente frizzante e dopo una leggera colazione (chè tanto riserve ve ne sono…) si può pensare a rimettere tutto in auto e dirigersi verso Tarzo. Intorno al lago vi è già Manfrinenko in fase di riscaldamento, mentre desta preoccupazione il ritardo di Sommaggio, che giungerà alla fine in tempo utile per partecipare. La muta è vietata, e ciò desta qualche preoccupazione tra chi ha ancora la pancia piena. Nonostante la bufera di poche ore prima l’acqua del lago è veramente calda, ed al via la turba si getta verso la prima boa gialla che appare in lontananza. Dopo Manfrinenko esce dall’acqua il Parise, quindi Sommaggio che però s’incarta con la catena della bici Parisotto Sanson e Capponi, e via ad aggredire la difficoltosa rampa che porta in strada. Capponi parte senza il numero, così gli tocca mollare la bici e tornare indietro a riprenderselo. Mentre Manfrinenko corre con gli atleti di punta il resto della spedizione è invischiato in tutt’altra zona di classifica. Parisotto raggiunge subito il PP che al solito non riesce a tenere le forti velocità del gruppone e viene staccato dopo pochi chilometri; qualche minuto dopo gli piombano da dietro Sanson e il Sommaggio, in altro gruppo, ma Sanson forte dei suoi 600 km settimanali sguscia via ben presto, così PP e Sommaggio affrontano assieme la salita a Combai dove il prestante Sommaggio non riesce a tenere il passo del più leggero PP. Poi il percorso è tutto ondulato, con l’ultima ascesa a Cima Coppi dell’Arfanta, rampa ove qualche atleta addirittura è visto camminare con la bici per mano; nel frattempo anche il Capponi ha raggiunto e superato il Sommaggio e quindi il PP, ma la zona cambio è ormai vicina. Parte così l’ultima frazione della gara, PP raggiunge il Capponi e lo lascia dietro e si lancia all’inseguimento dei suoi colleghi più avanti. Parisotto conduce la corsa e Sanson è poco dietro, ma nonostante il collega si fermi spesso ad aspettarlo ai posti di ristoro il duo non si riformerà più, anzi nell’ultimo tratto di strada in salita il distacco aumenta.
Così abbiamo Manfrinenko al 18esimo posto in 2h 13’ 36” e quindi gli altri; Parisotto in 2h 34’ e rotti, 1 munuto dopo c’è Sanson quindi 3’ dopo vi è il PP e infine il Capponi in 2h 44’ e il Sommaggio che giunge ormai con il crepuscolo, in 2h 51’ , e poi dirà di sentirsi rilassato; da segnalare l’ottima performance del vincitore del Triathlon dei Disperati, Paolo Ciscato, che giunge 7° assoluto: evidentemente allenarsi coi disperati del Finisher fa bene.
All’arrivo si fa appena in tempo ad arraffare qualcosa per dissetarsi, un po’ d’anguria e di melone, che il tempo volge subito al brutto, così il quartetto raccoglie bici e masserizie e si porta a pranzare alla solita pizzeria senza birra alla spina visto che in zona arrivo si scatena immediatamente un acquazzone poderoso. Lì ci si può ritemprare e rifocillare e sparare le ultime cazzate prima del viaggio di ritorno. L’anno prossimo sarà un’altra storia.

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