Una
domenica a Jesolo
Il
gruppo atleti del Finisher comprende Gasparotto Carletti Sommaggio Parise
Laverda e Conti, mentre all’ultimo momento decide di iscriversi anche il
Carlassare, sotto le mentite spoglie di Alfonso Iovenio obbligato a casa da
importanti affari; come sempre i supporters sono numerosi e variopinti,
accampati con paletta e secchiello come in un improbabile quadro di Cezanne
sul lungomare prospiciente il punto di partenza. Assente l’ucraino
Manfrinenko che ha subodorato la temperatura piuttosto bassa del mare.
Qualche
minuto dopo le 12 il classico colpo di cannone annuncia il via della gara
femminile e improvvisamente, non si sa quando, anche per quella maschile. La
boa arancione sembra proprio vicina, e la moltitudine umana si lancia al suo
raggiungimento in quella che sembra una mattanza; le gelide acque marron
sono così colorate dagli spruzzi, le mute e le cuffiette colorate degli
atleti, tra le quali spicca, per la forma aerodinamica a pera quella di
Sommaggio. Il percorso acqueo prevede di toccare un’altra boa, quindi il
ritorno a riva, attraverso due infami secche che obbligano tutti a rialzarsi
o a nuotare in 32 cm d’acqua esplorando gli invisibili fondali con le
mani, il giro attorno ad un paletto conficcato nella sabbia e quindi la
ripetizione del tracciato, boa arancione secche e viadicendo. Già dopo
questa frazione si sono viste alcune novità, il Parise è riemerso dalle
acque decisamente in ottima posizione subito alle spalle di Gasparotto e
Laverda, però poi ha mandato tutto a puttane nella frazione ciclistica,
dove si è fatto riprendere da tutti gli altri. Il neofita Mauro decide di
puntare la Croazia, quindi rientra in traiettoria, mentre tutti sono alle
prese con i soliti colpi proibiti che numerosi rendono la frazione marina
fra le più insidiose. Il tragitto in bici si sviluppa su di un circuito di
neppure 5 km, da percorrersi 4 volte, il classico piattone con un lato a
favore di vento e via che si corre, e l’altro lato col ventaccio contrario
e si arranca, e vi è un susseguirsi di agganci per i nostri atleti, che si
giocheranno poi tutto nella frazione podistica.
I
risultati finali vedono una grande prestazione del Gasparotto che chiude al
37esimo posto in 1h 03’ 57” seguito da Carletti giunto 97esimo in 1h
08’ 33”. Quindi vi è la sorpresa, ovvero il nome di Alfonso Iovieno così
in alto in classifica, 122esimo in 1h 11’ 22”, anche se sotto le spoglie
della Freccia Partenopea si celava il Carlassare; il Sommaggio è giunto
5” dopo lo Iovenio-Carlassare 5” sicuramente persi a causa della
conformazione della sua cuffia. Il Parise è lì 139esimo in 1h 12’ 59”
mentre poco oltre vi è Mauro Conti giunto 5° degli amatori in 1h 14’
22” ; chiude la comitiva Toni Laverda pur essendo uscito molto bene
dall’acqua è giunto 159esimo, in 1h 14’ 41”.
Appena
esposte le classifiche è da registrare come apparisse l’inversione fra la
posizione del Carletti e del Gasparotto, probabilmente a causa dello scambio
del chip winning time (a che è servito poi se nelle classifiche vi è solo
il tempo totale e non i parziali?). Sono state inoltrate rimostranze alle più
alte cariche della Fitri e del Coni così poco dopo l’errore è stato
aggiustato, rendendo merito ad Adriano della sua posizione conquistata sì
duramente.
Dopo
adeguata rifocillazione a base di pasta riso prosciutto e gelati vari della
serie All You Can It,
come recita la pubblicità della nota pizzeria, si è deciso di abbandonare
Sanson sul ciglio della strada con armi e bagagli per poter iniziare la
marcia di ritorno verso casa, che si è dimostrata anche più impegnativa
della gara stessa, un nostos
che neppure Odisseo…, causa il traffico osceno. Bè intanto è andata
anche questa… alla prossima.
Picktor